Quando hai cominciato il tuo percorso nell’ambito dell’architettura? Com’è evoluta la sua carriera?

Mi sono laureato in Architettura nel 2010 e da allora mi sono diviso tra il mondo della ricerca nel campo del rilievo con Laser Scanner 3D e la mia attività di progettazione, soprattutto di interni. Ho collaborato per qualche tempo con alcuni studi di architettura e design, in Italia e all’estero, e da un paio d’anni svolgo autonomamente la professione.

Ispirazione architettonica: quali sono i designer o gli studi che ti piacciono in particolare e che ti ispirano? Ci sono degli artisti, o delle pubblicazioni da cui prendi ispirazione?

Potrei citarne mille di riferimenti, cerco sempre di “rubare” gli elementi che più mi colpiscono dal lavoro dei maestri (penso a Loos, Scarpa, Aulenti) e dei grandi architetti contemporanei, da Nouvel a UNStudio.; l’importante è riuscire a calare le idee e i concetti appresi al contesto in cui si opera, che è unico e irripetibile, che si tratti di una piccola ristrutturazione o di un progetto più complesso. A volte ci si riesce di più, a volte meno.

Qual’è lo stile che applichi ai tuoi progetti? Come l’hai sviluppato? Quale è stato il tuo percorso da quando hai cominciato a partecipare ai primi contests fino a raggiungere questo livello?

Tento sempre di ascoltare le richieste del committente e lasciarmi ispirare dall’oggetto del lavoro, dalle potenzialità di uno spazio, da una vista verso l’esterno, da un dettaglio esistente da valorizzare. Solitamente mi piacciono le linee pulite, forme semplici e ben definite, i contrasti tra contemporaneo e tradizionale. Partecipando ai contests, come ai concorsi di tipo tradizionale, nel tempo ho cercato di migliorarmi nel disegno e nel rendering, per trasmettere più chiaramente le intenzioni progettuali, cosa essenziale quando non si ha un rapporto diretto con chi commissiona o giudica il tuo lavoro.

Come pensi che CoContest stia cambiando il panorama lavorativo per i designers?

Credo che CoContest sia uno strumento molto interessante, una piattaforma che avvicina richiesta e offerta nel difficile mondo della progettazione. Rappresenta un’occasione per i clienti, che ricevono molte proposte, e una vetrina per i designers, che possono mettere in mostra le proprie capacità e confrontarsi con colleghi di tutto il mondo sullo stesso tema progettuale. Su CoContest di fatto ogni giorno vengono banditi concorsi, giudicati direttamente da chi sottopone la gara, eliminando così tutti i filtri che spesso penalizzano gli studi più piccoli o i designers più giovani nelle competizioni tradizionali.

I clienti di CoContest ti hanno contatto dopo che hai vinto le gare? Com’è stato il rapporto con il cliente? Hai realizzato il progetto che hai designato per il contest?

Per adesso è successo in un caso, per fortuna nel contest che fin dall’inizio ritenevo il più interessante tra quelli a cui avevo partecipato. Si tratta di un bar/ristorante, il committente mi ha contattato subito dopo l’aggiudicazione, mi ha trasmesso il suo apprezzamento per il progetto degli interni e mi ha incaricato di svilupparlo fino al livello esecutivo. Si è instaurato un rapporto cordiale ed estremamente proficuo, nell’ottica comune di perfezionare ogni soluzione proposta fino a renderla funzionale, bella e realizzabile. Attualmente i lavori sono in fase di esecuzione.

Com’è diverso il lavoro “online” nel mondo dell’architettura dal lavoro tradizionale “offline”?

Non sempre è facile progettare “a distanza”, seguendo poche indicazioni del cliente e sulla base di alcune foto degli spazi. Malgrado questo lasci una maggiore libertà creativa non bisogna scordare che il rapporto diretto con il committente è vitale per la buona riuscita di un intervento, qualsiasi esso sia, così come l’analisi e la verifica diretta in loco degli spazi. Credo quindi che il contest dovrebbe essere considerato, sia da chi partecipa sia da chi sottopone la gara, come il primo passo per la selezione delle soluzioni più appropriate, che auspicabilmente dovrebbero essere approfondite in una fase successiva. Il lavoro del progettista – ahimè! – è rappresentato solo in piccola parte dalla fase puramente progettuale!

Come pensi che il mercato dell’architettura cambierà nei prossimi anni? Che potenzialità vedi in Internet, e come i clienti scelgono tra i servizi online o offline?

Credo che nell’era della comunicazione digitale e nell’ambito del mercato globale il sistema della selezione di un progetto d’architettura attraverso gara aperta debba essere assolutamente incentivato e sfruttato non solo da parte di committenti pubblici ma anche – e molto di più di quanto non avvenga oggi – da parte di committenti privati, per aumentare la qualità dei progetti attraverso processi di partecipazione e concorrenza.

Che suggerimenti hai per CoContest per migliorare?

Mi sembra che spesso sotto la generica dicitura “designer” si confondano molte professionalità o competenze di tipo diverso, contribuendo così in qualche modo all’idea confusa che purtroppo il pubblico ha del lavoro dell’architetto. Sottolineare o verificare la reale qualifica professionale di ogni designer forse aiuterebbe il cliente nella sua valutazione, mettendolo in guardia – ad esempio – da proposte poco realizzabili (sia per motivi tecnici che normativi) che a volte ho notato nei contests.

Hai visto qualche progetto su CoContest che ti è particolarmente piaciuto? Se sì, quale?

CoContest è pieno di progetti interessanti e colleghi pieni di talento, che seguo con attenzione e che solo a volte vengono premiati: ma il mio è sempre il punto di vista tecnico, quello del cliente viene prima! Forse inserire la possibilità di segnalare o apprezzare lo specifico lavoro di un collega sulla piattaforma aiuterebbe tutti noi a migliorare.

Che suggerimenti hai per i tuoi colleghi più giovani?

Premesso che mi annovero ancora tra i “giovani” – non so se a torto o a ragione! – voglio solo ricordare un consiglio che mi fu dato qualche tempo fa da un collega: “Ricordati sempre che sarai scelto per chi sei, per come ti comporti e per quello che trasmetti nei tuoi progetti, piuttosto che per il tuo curriculum vitae”, disse. Malgrado allora avessi pensato ad una banale semplificazione devo ammettere che nella libera professione questo avviene, quindi mai demordere, schiena dritta e avanti per la propria strada! Il nostro è il lavoro più bello del mondo, difendiamolo e valorizziamolo ogni giorno!